Silversnake Michelle dall’arte alla musica con passione e dedizione

Micaela segue la formazione corale come soprano presso i Civici Cori di Milano e nello stesso anno studia etnomusicologia all’Università di Musicologia di Milano. Di lì a pochi anni inizia quindi una ricerca musicale fortemente legata al suo percorso personale, ed è così che nasce Silversnake Michelle, insieme ai brani di cui l’artista è sempre autrice ed interprete.
Con la collaborazione di Dario Arena (chitarra) e Daniele Marchetti (tastiera e chitarra) che contribuiscono agli arrangiamenti dei brani, nel 2014 esce il primo album “So in my mind”, un concept di nove tracce con il contributo della batterista Paola Caridi (Fedez, Fabrizio Moro, Laura Bono, Massimo Ranieri).

UGZ: Come è nato “The Mother Code” e come è nata la scelta del titolo?

SM: E’ un album che ha avuto una lavorazione piuttosto lunga. Volevo sperimentare, ma qualcosa di semplice e lineare. Volevo condividere con l’ascoltatore e non più immergermi nella mia musica e basta. Ho cercato di mantenere una matrice rock, più morbida e poi l’ho schizzato di altri “colori” più blues, rap, pop. Il titolo è stata una sorta di “illuminazione” . Mi è balenato questo nella testa e ho detto – Perchè no?. In fondo in questo lavoro c’è la voglia di tornare alla primordialità, alla Terra e vorrei che tutti noi cominciassimo a comunicare con essa. Il codice madre è il linguaggio primitivo della Natura. Un linguaggio vero, che però non siamo più in grado di tradurre.

UGZ: C’è un brano a cui tieni particolarmente?

SM: Questa è una domanda davvero difficile. Forse THE EMPTY FULLNESS, un brano che non doveva far parte dell’album, poichè é nato come colonna sonora di un cortometraggio. Poi decisi di inserirlo data la sua struttura fuori dagli schemi classici e comunque faceva parte del percorso musicale quasi come brano di congiunzione con l’EP precedente. Infatti è la traccia numero uno.

UGZ: Che cosa rimpiangi del tuo passato artistico?

SM: Di non aver avuto il coraggio di fare certe scelte. E di non aver creduto troppo in me stessa, all’inizio. Per esempio a 19 anni mi accettarono all’accademia di arte drammatica di New York, ma io rinunciai. Avevo paura della lontananza e di tutti i pericoli elencatimi dalle persone a me più vicine. Ero molto insicura e poi non c’erano i mezzi di comunicazione di oggi, che forse mi avrebbero fatto compiere una scelta diversa.

UGZ: Hai collaborato con moltissimi musicisti. Come hai costruito questa rete?

SM: Devo dire che sin dall’inizio ho avuto la fortuna di conoscere dei professionisti. Anche quando l’idea di far della musica una professione vera era lontana. E quindi ho avuto degli ottimi Maestri che mi hanno accompagnata con pazienza in questo percorso e mi hanno a loro volta messo in contatto con altri professionisti. E poi internet è stato decisivo per il concerto negli USA; attraverso il web è facile esportare la musica. E ci sono quindi più occasioni e più opportunità.

UGZ: Potrebbe sembrare una domanda banale, ma forse non lo è: Dove sta andando la musica secondo te? E la TUA musica?

SM: No hai ragione non è una domanda banale. Anzi. Analizzare questo darebbe lo spunto per poter cambiare delle cose. E dare una nuova dignità alla musica stessa. La mia personale opinione è che la musica oggi stia un po’ deragliando, ma comunque riflette un momento storico e sociale. La perdita dei valori rende tutto molto più asettico e inespressivo. E’ l’epoca del tutto e subito per cui manca una costruzione, un percorso e talvolta pure un messaggio artistico. Sa un po’ di plastica ecco! La mia musica (come quella di tanti altri artisti) vorrebbe, anche in modo prepotente e presuntuoso, scardinare un sistema che comunque è destinato a fallire e che ha diseducato il pubblico all’ascolto. Vuole avere un sapore. Poi se amaro dolce o salato, gradevole o sgradevole non importa, ma vuole togliere quella patina di opaca indifferenza dagli animi delle persone.

UGZ: Punti di differenza e di contatto fra ciò che ti piace ascoltare e ciò che invece ti piace comporre e suonare?

SM: Direi che sono legata a certi sound sia nell’ascolto che nella composizione. Li vado a cercare e scoprire e li ritrovo in generi completamente diversi tra loro. Le differenze stanno poi nell’interpretazione che ciascun artista dà a quella sonorità. E al timbro degli strumenti a partire dalla voce. Ascolto molto. Sono curiosa, ma anche estremamente istintiva. Se non mi piace un brano, e non sto dicendo che è brutto, ma semplicemente che non incontra il mio gusto, non riesco ad andare oltre la metà (che alcune volte è già tanto) e poco importa se quel brano ha fatto o meno la storia della musica.